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No, it’s not the beginning of a joke (though it might sound like one). It is actually a snapshot of what happened yesterday at the Department of Information Engineering here in Padova.
We had the pleasure of hosting two exceptional speakers: Dr. Silvia Tusino, a research fellow in moral philosophy and bioethics (DMM, University of Padua), and Dr. Luigi Lorenzini, a leading researcher in the modelling of MRI data related to early-stage Alzheimer’s Disease (Vrije Universiteit Medical Center, Amsterdam). Their lectures brought together a diverse audience of curious minds — from students to seasoned “braingineers.”
Dr. Lorenzini opened the session with a deep dive into his research on modelling the pathways toward Alzheimer’s Disease. His talk provided a comprehensive overview of how advanced imaging techniques are helping researchers detect the earliest physiological changes associated with Alzheimer’s — long before symptoms emerge. He emphasized the growing potential of imaging biomarkers not only for early diagnosis but also for personalizing treatment strategies and optimizing clinical trials. Importantly, he highlighted the need to integrate diverse data types — from imaging to omics — in order to better understand and treat this complex disease by identifying the specific disease subtype for each patient.
Dr. Tusino followed with a thought-provoking exploration of biomedical research ethics. She traced the field’s historical roots and shed light on the pivotal role of research ethics committees — both in the past and in today’s fast-evolving scientific environment. What resonated most were her comments on the ethical challenges we now face with the rapid rise of AI technologies in healthcare. It is no longer just a matter of legal compliance; it is about finding a delicate balance and protecting individual rights while allowing innovative technologies to deliver meaningful benefits to society. Her call for a holistic, multidisciplinary approach involving all stakeholders could not be more timely.
Overall, these lectures served as a powerful reminder of the challenges we face these days, and the innovative, interdisciplinary efforts required to tackle the global burden of brain disorders. We need solutions that not only alleviate the suffering of millions of patients and families but also ensure that scientific progress is made ethically, responsibly, and inclusively.
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No, non è l’inizio di una barzelletta (anche se potrebbe sembrarlo). È in realtà ciò che è accaduto ieri presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione qui a Padova.
Abbiamo avuto il piacere di ospitare due relatori eccezionali: la Dott.ssa Silvia Tusino, ricercatrice in filosofia morale e bioetica (DMM, Università di Padova), e il Dott. Luigi Lorenzini, ricercatore di punta nella modellizzazione dei dati di risonanza magnetica relativi alle fasi iniziali della malattia di Alzheimer (Vrije Universiteit Medical Center, Amsterdam).
Il Dott. Lorenzini ha aperto la giornata con un intervento approfondito sulla sua ricerca relativa alla modellizzazione dei percorsi che conducono alla malattia di Alzheimer. La sua presentazione ha offerto una panoramica completa di come le tecniche di imaging avanzato stiano aiutando i ricercatori a rilevare i primi cambiamenti fisiologici associati alla malattia — molto prima che emergano i sintomi. Ha sottolineato il crescente potenziale dei biomarcatori di imaging non solo per la diagnosi precoce, ma anche per la personalizzazione delle strategie terapeutiche e l’ottimizzazione dei trial clinici.
La Dott.ssa Tusino è intervenuta successivamente con una riflessione stimolante sull’etica della ricerca biomedica. Ha ripercorso le radici storiche della disciplina e ha messo in luce il ruolo cruciale dei comitati etici svolgono. Ciò che ha colpito maggiormente sono stati i suoi commenti sulle sfide etiche che oggi ci troviamo ad affrontare con la rapida ascesa delle tecnologie di intelligenza artificiale in ambito sanitario. Non si tratta più solo di rispettare la legge; si tratta di trovare un equilibrio delicato tra la tutela dei diritti individuali e la possibilità di permettere a tecnologie innovative di generare benefici concreti per la società. Il suo invito a un approccio olistico e multidisciplinare, che coinvolga tutti gli stakeholder, è quanto mai attuale.
Nel complesso, queste due lezioni hanno rappresentato un potente promemoria delle sfide che affrontiamo oggi e degli sforzi innovativi e interdisciplinari necessari per affrontare il peso globale dei disturbi del cervello. Abbiamo bisogno di soluzioni che non solo allevino le sofferenze di milioni di pazienti e famiglie, ma che garantiscano anche che il progresso scientifico avvenga in modo etico, responsabile e inclusivo.


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